Panoramica di cesteria anostomodo

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Finalmente posso annunciare che in occasione della XII edizione del Mercatino di Natale nel Forte di Vinadio che si terrà a fine novembre riuscirò a mettere insieme una prima vera bancarella di Cesteria Anostomodo.

Tutti i cesti che saranno esposti sono il frutto degli ultimi tre mesi nella mia personale ricerca e sperimentazione  nel campo dell’intreccio del salice e della canna palustre, un’attività che sempre più mi intriga e mi appassiona.  Anche se il tempo a disposizione è sempre poco in famiglia, in questo periodo ho cercato di dedicarmi alla cesteria almeno un paio di serate alla settimana e con tanta pazienza, tra bimbi e lavori da fare, sono riuscito a ricavare una piccola collezione di opere prime frutto di letture varie (libri e siti dedicati, foto che trovo su internet e che mi danno sempre nuove idee) e dell’esperienza che si sta accumulando nelle mie mani e nella mia testa di cestaio (l’esperienza è la maestra dei lavori manuali). Quindi ogni pezzo della mia prossima bancarella porterà con sé un mio piccolo, o grande, esperimento di intreccio.

In anteprima sul nostro blog voglio fare una breve panoramica dei materiali che ho usato e dei cesti Anostomodo.

Per prima cosa partiamo dalla materia prima, i rami che uso.

I rami di salice sono il materiale di intreccio che uso di più; permettono pieghe a gomito, si conservano bene una volta secchi, per utilizzarli basta un ammollo prolungato e per procurarseli non è un problema:  ne trovo in abbondanza lungo i canali, spesso abbandonati a loro stessi, e quest’anno ho trovato anche a comprarli già secchi per i periodi in cui non posso tagliarli, come adesso, visto che i salici si potano in inverno.

salici

Esistono tanti tipi di salice in natura, di differenti colori e più o meno adatti per intrecciare. Se si vuole usare i bellissimi colori del salice naturale (ci sono varietà più o meno rosse, gialle, verdi, marroni) lo si deve lasciare con la pelle: si raccoglie, si fa seccare in piedi contro un muro all’ombra e nel momento del bisogno li si lascia in ammollo, totalmente immersi in acqua, per almeno una settimana (a seconda di quanto sono spessi i rami). saliciConPelle

Se invece si vogliono avere dei salici pelati, i rami raccolti vanno lasciati con il piede in ammollo per far girare la linfa e poi pelati con l’aiuto di un bastone spaccato a metà: si infila il ramo da pelare nella spaccatura e tenendolo per il piede (la parte più grossa) si tira; i rami di salice diventeranno bianchi e lisci. Questi sono più facili da ammollare, perché bastano 24 ore, e anche da usare, perché la pelle dei rami integri tende a rompersi durante il lavoro e bisogna essere più precisi. Se si lasciano in ammollo i rami raccolti, si bollono in acqua per qualche minito e si pelano si ottengono i salici rossi, colore dovuto al tannino contenuto nella pelle che è penetrato nel legno; se invece i rami pelati e bianchi vengono “tostati” sotto la calce si hanno i rami neri (questi li ho comprati e il procedimento per ottenerli mi è stato spiegato ma non l’ho ancora mai provato), che sono molto estetici secondo me.

saliciPelati

Questi quattro sono i tipi di salice che uso e  con cui ho sperimentato i miei cesti. Esistono anche in commercio tinte e rami di salice pelati e già colorati artificialmente, ma a me personalmente non piacciono e preferisco mantenere solo dei colori naturali.

Normalmente arricchisco i miei cesti anche con qualche giro (ma a volte anche tutta la parete del cesto) di canna palustre tagliata e rifinita in strisce. La Canna mi piace molto come materiale: conferisce solidità al cesto, è bella da vedere, è facile da reperire, offre fili d’intreccio molto lunghi con cui riempire le pareti del cesto; per contro, è tosta da lavorare perché taglia le mani, soprattutto nel momento in cui si spacca la canna in 4 e si rifiniscono le strisce da intrecciare, persino con i guanti bisogna fare attenzione.

canna

Altro materiale che posso usare è la vitalba (la liana come viene chiamata), resistente e ottima da intrecciare grazie alla lunghezza dei suoi rami. Tuttavia ha lo svantaggio che va scortecciata tutta per poter essere usata bene.vitalba

Altri materiali che uso sono i rami che recupero in giro in varie occasioni (nocciolo, castagno, sanguinello, melo, ecc)

Ora facciamo un po’ di esempi con una bella carrellata di foto delle mie creazioni.

Partiamo dai cesti tondi e classici, composti da un fondo intrecciato, come questi

a cui si aggiungono in un secondo momento le pareti e il bordo, con manico o manici eventuali.

Eccone alcuni esempi di differenti dimensioni, più o meno svasati

Ovviamente lo stesso tipo di fondo può essere ovale, come in questo caso

Tuttavia, per le forme ovali preferisco utilizzare un altro tipo di fondo che è quello che io chiamo iberico (in quanto l’ho appreso da un libro spagnolo), in cui i rami che compongono il fondo costituiscono anche la struttura portante delle pareti: in pratica, pareti e fondo sono una cosa unica. Questo cesto ha un intreccio completamente diverso

è un fondo molto resistente, che può essere fatto sia tondo, sia ovale e dal quale si ottengono ottimi cesti

 

Lavoro anche con fondi di compensato, leggeri, facili da pulire e con cui si possono facilmente creare cesti rettangolari

 

Tutti questi tipi di cesti possono avere differenti bordi, più o meno spessi e colorati, a treccia o piani

 

Possono avere uno o più manici

a treccia

 

o composti da un ramo (solitamente di nocciolo) rivestito con i salici, con chiusura a vista sui lati

 

Infine, posso fare un accenno ai tipi di intreccio che uso nelle pareti e che dipendono da più fattori: tipo di cesto, effetto estetico e robustezza desiderata

Ecco i principali:

l’intreccio a tesore perso (cioè un filo di intreccio solo)

 

l’intreccio corale

 

l’intreccio multiplo a due, a tre, a quattro (quest’ultimo utilizzato solo per la base) che danno effetti diversi se accostati

 

l’intreccio corale incrociato, una tecnica che ho imparato guardando alcune foto su internet e che è molto robusta

e c’è anche la cesteria a giorno in cui si lasciano i rami portanti a vista  (in pratica con dei buchi nella maglia d’intreccio); questa tecnica conferisce leggerezza al cesto

 

 

Un ultimo accenno lo merita la cesteria ad arco, che era anche la cesteria più comune nelle zone di montagna. Si tratta d’una cesteria molto funzionale e resistente, che si basa su telai e coste ad arco e  di cui riporto qui solo due esempi (il secondo cesto è fatto in vitalba).

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