La potatura del salice

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Come promesso la scorsa settimana, ecco il primo post sulla cesteria Anostomodo; ovviamente non potevo che iniziare con la raccolta della materia prima e quindi con la potatura del salice, che è il materiale che ora uso di più.

Come vi avevo anticipato ho trovato un signore a Palazzasso che mi ha lasciato potare i suoi salici gialli e ieri finalmente ho iniziato a potare. Il salix alba-vitellina (salice giallo) è una delle varietà di salice più buone per la cesteria e se ne trova ancora parecchio nelle nostre zone (in questo periodo si vede anche da lontano grazie alla sua colorazione gialla).

salicedapotare

Molte sono le specie di salice che si possono trovare in giro, ma non tutte vanno bene per fare cesteria; alcune non si possono proprio intrecciare perché si spezzano, come il salice piangente, altre presentano rami troppo ramificati, corti e tozzi. Infatti, affinché un ramo vada bene per la cesteria, deve essere il più possibile lungo, sottile, regolare per dimensione e senza diramazioni. Nel corso dei secoli l’uomo ha selezionato le varietà di salici più adatte ad essere intrecciate e oggi ne vengono coltivate molte, soprattutto in Spagna e in Francia, di colori e dimensioni differenti.

Nelle nostre zone fino a non molti anni fa i salici, oltre ad essere i materiali da intreccio per eccellenza, venivano usati dai contadini soprattutto nelle vigne come legaccio per la vite e per le fascine di legna. Oggi li si trova ancora in aperta campagna, spesso lungo i canali irrigui dove avevano anche la funzione di consolidarne gli argini grazie alle radici ben sviluppate. Ma ne sono rimasti pochi di salici della vigna rispetto al passato: molti sono stati abbattuti e altri, una volta morti (non è infatti un albero longevo), non sono stati rinnovati (operazione molto semplice, basta piantare un tralcio di ramo nella terra umida), probabilmente perché se non viene potato tutti gli anni si allarga troppo e dà fastidio.

Infatti, affinché un salice dia dei buoni rami (non solo per i cesti) deve essere potato tutti gli anni in quanto solo i rami più giovani, cresciuti durante la primavera precedente, vanno bene; mentre i rami più vecchi sono troppo grossi, legnosi e pieni di diramazioni.

Ma veniamo ora alla potatura del salice.

Ecco alcune regole di buona educazione per la potatura “girovaga” (cioè di piante non proprie), come nel mio caso:

La prima regola è: chiedere il permesso al proprietario prima di tagliare; spesso i proprietari sono felici di liberarsi del lavoro di potatura, basta chiedere.

Seconda regola: quando si pota un salice va potato tutto, altrimenti l’anno successivo la pianta sarà rovinata.

Infine terza regola: è buona norma che il terreno venga lasciato pulito, portando via anche il materiale non utile o mettendosi d’accordo con il proprietario per smaltirla.

Gli attrezzi utili per potare il salice sono:

-una scala (spesso i salici venivano tenuti alti per evitare che la pianta desse fastidio o che venisse mangiata da qualche animale);

-cesoie da potatura;

-seghetto da potatura.

Essendo il legno del salice molto tenero ed essendo tutti rami giovani non è necessaria la motosega

attrezzidapotare

Ecco invece le regole della potatura vera e propria:

– si deve potare durante il riposo vegetativo della pianta, cioè in inverno quando non ci sono più le foglie, meglio se in luna calante;

-i rami da tagliare sono quelli cresciuti durante l’anno. Non è difficile distinguerli perché hanno la corteccia più liscia e colorata (il colore ovviamente cambia a seconda della varietà);

saliceDaPotare4

-vanno tagliati tutti i rami giovani. Se lasciamo dei rami l’anno successivo non saranno più adatti all’intreccio. Una pianta che non viene potata tenderà a riprendere la sua forma selvatica, generando rami corti, tozzi e ramificati; mentre noi vogliamo avere rami lunghi, regolari e senza troppe ramificazioni;

-i rami vanno tagliati alla base senza lasciare monconi eccessivamente lunghi;

salicePotato

-i rami vanno quindi selezionati dividendoli per lunghezza e per diametro (normalmente  le due cose vanno di pari passo) in modo da avere già i rami pronti per l’intreccio.

Per l’ultima fase io normalmente faccio una prima selezione a terra mentre poto, dividendo i rami in almeno due gruppi in base alla lunghezza e allo spessore,

e un’altra successivamente a casa con il metodo del bidone che ora vi mostro.

Prendete un bidone alto e non troppo largo (nel mio caso non è abbastanza alto ma ne sto cercando uno adatto) e inserite dentro la fascina di rami.

Ora raccogliete le punte dei rami più alti e tirate in su, scuotendoli nel frattempo in modo che gli altri rami più corti ricadano nel bidone.

Ripetete l’operazione con sbalzi di circa 20-30 cm. Infine legateli in fascine

P:S. Anche potare può essere un’esperienza piacevole, si sta all’aria aperta, si ha il tempo per pensare, e ogni tanto si hanno delle sorprese, in questo caso un vecchio nido; un pò malridotto per essere conservato ma mi ricorda che nel mondo c’è chi intreccia rami da molto prima di noi

nido

4 commenti a “La potatura del salice

  1. Bravissimi. ce ne fossero così….si risparmierebbe la fatica di provare e riprovare sbagliando….grazie dei suggerimenti frutto di esperienza mai pagata. Buon lavoro e…divertimento.

  2. Buongiorno, io ho un terreno in prov di Torino verso Asti; e tempo di potatura e non lo so fare! Devo necessariamente far lavori sul terreno e nel bosco: c e alcuni che mi può aiutare? In cambio lascio l’uso della porzione di cascina in cui soggiorno (2camere cucinona e bagno). Che ne dite? Chi e interessato a produrre per se, e sperimentare, e provare!!!!! Se volete parlarne mi trovate al 346.3396863 grazie

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