Imparare, ed insegnare, attraverso l’esperienza. Dopo Vaiano cosa mi porto a casa.

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Lo scorso fine settimana sono andato a Vaiano (nalla valle del Bisenzio, vicino a Prato in Toscana) dove si è tenuta “Tutta un’altra Scuola: Festa-Convegno della scuola che cambia” organizzato da Terra Nuova (http://www.tuttaunaltrascuola.it/). Questa è stata la seconda edizione, un anno fa avevo partecipato alla prima e avevo scritto un articolo a cui vi rimando per comprendere meglio di cosa si tratta http://www.anostomodo.com/tutta-unaltra-scuola-dopo-vaiano/.

Una novità di quest’anno sono stati i Seminari di approfondimento tenuti il sabato, una full immersion nei principali approcci pedagogici presenti in Italia. Mi sono deciso ad andare fino in Toscana per seguire uno di questi seminari: L’insegnamento è autentico se l’educazione diventa esperienza: l’approccio outdoor. A tenere il corso è stato un ragazzo di trentacinque anni, che già avevo conosciuto l’anno scorso, Christian Mancini. Christian è un vero esperto di educazione outdoor (out-door, letteralmente fuori dalla porta in inglese; un’educazione fatta all’aperto si, ma anche un’educazione fuori dagli schemi tradizionali), si è formato in Germania (i tedeschi hanno corsi di laurea anche per queste materie) e oggi lavora vicino a Pisa dove offre: corsi, laboratori e consulenze, utilizzando ed insegnando l’apprendimento esperienziale; sul sito della sua attività (Nature Rock http://www.apprendimento-esperienziale.it/) c’è una ricca spiegazione del concetto e della pratica della pedagogia esperienziale.

Qui vi offro una piccola testimonianza di cosa mi sono portato a casa.

L’apprendimento esperienziale nasce dall’osservazione dei bambini e dell’essere umano in generale: il nostro cervello “non può non apprendere”, è già programmato per imparare, e tutti i giorni non fa che filtrare informazioni e trovare collegamenti e regole generali per comprendere meglio se stesso e il mondo che lo circonda.

Questo vuol dire che che tutti noi “apprendiamo”, nel bene come nel male, qualcosa in ogni momento della vita. Apprendiamo attraverso il corpo, la mente, e i sentimenti; le cose che rimangono sono il frutto di eventi in cui ci siamo sentiti coinvolti (mentalmente, emotivamente e corporalmente) e che hanno lasciato un segno nel nostro cervello: questa è un’esperienza. Il messaggio di base è questo: se si impara qualcosa nella vita, è solo quando si vive una “esperienza”, perché il cervello è predisposto a imparare in questo modo, tutto il resto viene volentieri eliminato dalla memoria a lungo termine.

Non solo si impara qualcosa, attraverso queste esperienze vissute (se vissute assieme ad altri) si stabiliscono anche i rapporti con altri esseri umani (anche con non umani a volte); noi conosciamo altre persone e manteniamo rapporti con loro attraverso delle esperienze comuni; più forte e coinvolgente è l’esperienza che si vive assieme, più forte è il legame che si instaura; mentre se non si vivono più delle esperienze condivise il legame spesso si spegne.

La vita è una infinita “esperienza”, bella o brutta, e come essere umano, se si vuole imparare o insegnare qualcosa, bisogna conoscere come funziona e come impara il proprio cervello. Come genitore sento che l’esempio che do ai miei figli, nei momenti passati insieme, è il mio primo strumento di insegnamento, perché attraverso il mio comportamento, le cose che dico, i sentimenti che metto in gioco, offro delle “esperienze di apprendimento” che segneranno la loro vita (copiare è un ottimo modo per imparare). Per non insegnare qualcosa di brutto bisogna quindi lavorare su se stessi, sui propri limiti e i propri difetti (e chi non ne ha?); mentre  per insegnare ai propri figli qualcosa di bello e di utile bisogna essere capace di offrire loro esperienze emotivamente positive e coinvolgenti (che coinvolgano: corpo, mente e sentimenti).

Le esperienze all’aperto e a contatto con la natura sono quelle che, a mio parere, più si prestano a questo tipo di modello educativo; l’ambiente naturale è capace di stimolare ogni nostro senso e di suscitare curiosità. Immerso nella natura l’uomo si è evoluto per milioni di anni e rimane oggi il luogo dove l’apprendimento motorio, cognitivo ed emotivo risulta più spontaneo e proficuo; dove il corpo e la fantasia si sentono più liberi di esprimersi e di mettere alla prova i propri limiti.

Vi lascio con un paio di esempi di cosa intendo con “esperienze” positive all’aperto:

http://www.anostomodo.com/giocare-nel-bosco-con-le-corde/

http://www.anostomodo.com/il-posto-delle-fragole-camminare-nel-bosco-con-i-bambini-in-cerca-di-funghi-e-frutti-selvatici/

 

 

 

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