Il salice: tipologie, conservazione, ammollo e utilizzo.

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Siamo giunti alla seconda puntata degli approfondimenti di cesteria Anostomodo; oggi continuiamo con il salice e vediamo come si può utilizzare e conservare una volta raccolto.

Esistono molte varietà di salice adatte all’intreccio e posso qui citare le più famose: Salix Viminalis, Salix Triandra, Salix Alba-Vitellina, Salix Americana, Salix Purpurea, ma le varietà e gli ibridi che si possono trovare in giro sono tanti; ecco un esempio di differenti varietà grazie ad una foto presa dal sito di Mario Brocchi Colonna, un gentilissimo veneto che coltiva e intreccia salici:

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Una semplice prova per vedere se una varietà che troviamo in giro è adatta all’intreccio si può fare piegando un ramo intorno alla mano e tirando un poco, se il ramo non si spezza è abbastanza flessibile per essere intrecciato. Altra cosa da vedere è la qualità dei rami che, come già detto nel primo post, vanno preferiti lunghi e regolari.verifica flessibilita

Una volta potati e selezionati i rami di salice si deve scegliere come operare.

I rami appena potati possono essere utilizzati da freschi, in questo caso i rami sono molto flessibili e facili da intrecciare; se lasciati all’ombra in un luogo fresco, ma ventilato, possono conservare la loro elasticità anche per un mese o più.

saliciFascine

L’unico svantaggio dei rami freschi è che sono molto ricchi d’acqua e una volta intrecciati, seccando con il tempo, le maglie dell’intreccio si allargheranno e il cesto “ballerà”.  Questo è il grande svantaggio del salice rispetto ad altri legni, essendo molto ricco d’acqua si ritira molto, quindi in ogni caso si deve ricordare durante l’intreccio di stringere molto bene.

L’unica tecnica adatta per utilizzare i rami freschi (a mio parere) e quella della “cesteria a coste” che sto iniziando solo ora a sperimentare e in cui si utilizzano rami di salice intrecciati su di una struttura composta da un’altra essenza (rami di castagno ad esempio, o di frassino); la struttura in pratica è composta da legni che seccando si ritireranno molto meno, o addirittura rami già curvati e seccati precedentemente (e che quindi non contribuiranno alla perdita di volume).

Per le altre tecniche di intreccio, in cui tutte le parti del cesto è composto da salice, io consiglio di usare rami secchi, cioè rami fatti seccare dopo la potatura e che verranno ammollati nell’acqua al momento del bisogno. In questo modo si ha il vantaggio che la quantità di acqua assorbita dal ramo durante l’ammollo sarà minore di quella presente nel ramo fresco e il cesto si ritirerà di meno (ballerà meno) seccando. Inoltre i rami secchi si conservano molto bene e potranno essere utilizzati a distanza di anni. L’unico svantaggio dell’ammollo, per i rami con la pelle, è che alcune tonalità di colore dei rami verranno perse e il ramo tenderà a scurire un poco.

Se si decide di far seccare i rami di salice con la pelle non si deve fare altro che legare i rami, già selezionati per lunghezza, in fascine e lasciarli seccare (in piedi o sdraiati) all’ombra e in un luogo ventilato, non a contatto con umidità, che è la più grande nemica, per tre mesi almeno (dipende da temperatura, umidità dell’aria, spessore dei rami). Una volta secchi i rami andranno semplicemente conservati in un luogo secco e al riparo dalla luce fino al momento dell’utilizzo, quando si provvederà all’ammollo.

saliciConpelleAmmollati

Esistono però altri modi per lavorare e conservare il salice potato e in particolare prima di essere seccato o lavorato il salice può essere pelato. Il salice pelato esiste in due versioni: bianco o rosso (c’è anche nero, ma di questo sono meno informato ed è molto meno diffuso).

Il salice pelato, a detta di alcuni miei libri, ha vita più lunga di quello con la pelle (anche se non ne sono ancora del tutto certo, vi farò ancora sapere con la pratica), è esteticamente più pulito, più comodo da ammollare, il colore del ramo non si rovina con l’ammollo, offre un attrito maggiore durante l’intreccio e si ritira meno da secco (probabilmente perché la pelle assorbe molta acqua).

Ha il grosso svantaggio che ci vuole molto tempo per pelarlo a mano e quindi più sovente si acquista (esistono macchine agricole che pelano i salici). Altro svantaggio è che si asciuga molto velocemente e quindi va umidificato spesso durante l’intreccio (con uno spruzzino); si può anche lasciar seccare i rami di un intreccio a metà lavoro per poi rimetterlo in ammollo e continuare in un secondo momento, ma l’ammollo ripetuto tende a rovinare le fibre del ramo e tendenzialmente non andrebbe fatto. Infine il salice pelato non ha il fascino rustico del salice con la pelle (che detto tra noi resta sempre il mio preferito per estetica e affidabilità nell’intreccio).

In ogni caso ora vi spiegherò brevemente come vengono prodotti i rami pelati.

Per quelli bianchi: le fascine appena potate vanno messe con i piedi dei rami a mollo in una vasca, con una ventina di centimetri d’acqua. Quando in primavera la linfa degli rami inizierà a salire, e spunteranno le prime foglie, la pelle dei rami verrà via più facilmente e allora si possono prendere i rami e pelarli, con una macchina oppure a mano.saliciBianchi

Per quelli rossi: le fascine vengono fatte seccare con la pelle e conservate normalmente. Successivamente si prendono i rami e si fanno bollire in acqua, totalmente immersi, per un paio d’ore; dopodiché si pelano come i bianchi, a macchina o a mano. Il tannino presente nella pelle verrà assorbita dalla parte bianca e il colore risulterà rossiccio o marrone (a secondo del tempo di bollitura e della varietà di di salice utilizzato).saliciRossi

Vi posso raccontare un metodo che ho sperimentato per pelarli a mano (non ho foto ma appena arriva la primavera le aggiungerò): si pianta un bastone per terra a cui si effettua una spaccatura in cima, di una ventina di centimetri; si infila il ramo da pelare nella fenditura tenendolo con una mano per il piede e tenendo con l’altra mano ben saldo il bastone (chiudendo la fessura), si tira il ramo di salice, la pelle verrà via a strisce raschiando contro il ramo; si ripete l’operazione finché non è tutto pelato. Per facilitare l’operazione il ramo da pelare dovrebbe avere la linfa che scorre, quindi: o è stato raccolto a inizio primavera (quando la linfa della pianta “parte”, ma la pianta ne potrebbe soffrire) o si deve mettere i rami potati in inverno con il piede a mollo e aspettare la primavera per pelarli (in certe regioni d’Italia ho anche sentito che si raccolgono e pelano in agosto, ma per ora non ho trovato maggiori informazioni).

La conservazione dei rami appena pelati è più difficile di quelli con la pelle, i rami vanno esposti al sole e ritirati la sera in un luogo secco; questa operazione può durare anche due settimane, la nemica è la muffa che rovinerebbe il colore e anche la qualità dei rami.

Ora vediamo l’ammollo:

Quando vorremo utilizzare questi rami secchi (con o senza pelle) bisognerà ammollarli nell’acqua per re-idratare le fibre e renderle nuovamente flessibili. I rami vanno immersi totalmente nell’acqua, senza lasciarli affiorare.

Per ammollarli io utilizzo una tinozza in vetro resina, una di quelle per fare il vino; per tenerli immersi vi aggiungo dei pesi. in questo caso dei pali di legno che non portano i rami sul fondo.

La differenza di tempo per l’ammollo dipende essenzialmente da: presenza o meno della pelle sui rami, temperatura dell’acqua e grandezza dei rami.

Per i rami secchi con pelle bisogna effettuare un ammollo prolungato per una o due settimane, a seconda della temperatura dell’acqua e della grandezza dei rami. Più è calda l’acqua e meno tempo ci vuole perché i rami siamo belli flessibili; indicativamente in estate, per rami da 1.20 m con pelle, ci vuole una settimana circa, in inverno almeno dodici giorni (sempre con temperature sopra lo zero).

Conviene in ogni caso verificare se sono al punto giusto prima di utilizzarli prendendo il piede di uno dei rami (la parte grossa) e piegandolo a gomito, non si deve spezzare e le fibre devono seguire le curva.

piegasalicePiedeSe sono ben ammollati si lasciano fuori dall’acqua a sgocciolare in piedi per una mezz’ora, o ancora meglio in un sacco di iuta per tutta la notte, e poi sono pronti per l’utilizzo.

L’ammollo dei salici senza pelle è molto più rapido, bastano tra le 24 e le 48 ore perché siano ben lavorabili (con l’acqua calda anche poche ore) e quelli rossi hanno bisogno di un poco più di ammollo di quelli bianchi.

Ora i nostri rami sono pronti per essere usati e finalmente nel prossimo post di cesteria inizieremo a intrecciare.

2 commenti a “Il salice: tipologie, conservazione, ammollo e utilizzo.

  1. Bella spiegazione semplice e chiara.Grazie! eseguirò i suggerimenti alla lettera: voglio fare delle vesti per le damigiane.

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